La discussione sul dopo Pepeng

Un primo momento di discussione sulle cause del disastro

Il disastro delle varie tempeste tropicali e delle varie occorrenze naturali non è solo imputabile alla natura: l'attività umana fa sempre in realtà la parte principale. Nel caso del disastro causato dal tifone “Pepeng” di una settimana fa le cause invece sono molto più specifiche. Un solo fattore è imputabile: la diga di San Roque sul fiume Agno che corre nella regione della Cordillera nel Pangasinan, Nord Luzon.

Come si legge sul sito web della società che gestisce la diga, SRMP

“Il fiume Agno nella regione Nord di Luzon si stende per 221 chilometri attraversando tre municipalità, quella di San Manuel e San Nicolas in Pangasinan, e quella di Itogon nella regione di Benguet. (La regione di Benguet è dove è avvenuta la frana che ha ucciso centinaia di persone, NdT). E' spesso chiamano il fiume dei sogni a causa delle sue grandi potenzialità per il sostentamento delle comunità che attraversa.

Il Progetto Multi-servizi San Roque o SRMP fu costruito iniziato nel 1998 per sfruttare la potenza del fiume Agno e portare benefici a diverse comunità nel cuore di Luzon: controllo delle inondazioni, irrigazione, generazione di elettricità e miglioramento della qualità dell'acqua."

Lo straripamento stagionale del fiume Agno coinvolge 16 città del Pangasinan. La diga San Roque ha una capacità di riserva di 835 milioni di Metri cubi e quindi immagazzina l'acqua delle piogge forti rilasciandole gradualmente nel tempo riducendo le inondazioni perenni causate dal fiume.

Se necessario, Il sistema di monitoraggio ed avviso di Inondazione per le operazioni della diga del NAPOCOR e dell'Amministrazione dei servizi Astronomici, geofisici e atmosferici delle Filippine comandano il volume di acqua da rilasciare specificando l'apertura specifica porta di uscita al SRPC in base a vasti dati meteorologici e di flusso trasmessi alla diga attraverso moltissime vie di trasmissione.”

A questa diga affluiscono le acque di altre due dighe più piccole Ambuclao and Binga, sempre sullo stesso fiume Agno. Essa produce 324 megawatt di elettricità, irriga 80000 ettari di terreni agricoli in Pangasinan e Tarlac, dovrebbe controllare gli allagamenti che causa anche il fiume Agno e migliorare la potabilità delle acque derivanti da attività estrattive nella zona di Benguet. Infatti la sua riserva è di 14 kmq coprendo un'area che giunge fino alla regione di Benguet. Le attività estrattive sono a monte di questa riserva e si sarebbero dovute chiudere nel 1998.

La riserva ha una capacità che va da 835 milioni a 955 di metricubi di acqua (livello da 280 a 290 metri sul livello del mare), con un flood surcharge di 120 milioni di metri cubi.

La diga si innalza fino a 295 metri sul livello del mare partendo da una base di 200 metri, con un volume di 40 milioni di metri cubi. La diga è lunga 1130 metri.

Il sistema sfioratore di rilascio può allontanare 12mila metricubi/secondo di acqua quando il livello è 289 metri sul livello del mare, cioè quasi al limite dell'operatività.

Il progetto della diga fu proposto nel 1981 (era Marcos), messo in lista in vari progetti nazionali e regionali, finanziato da un consorzio di ditte private giapponesi e costruito da una ditta statunitense. SRMP è il consorzio che lo gestisce con un protocollo che garantisce i guadagni.

Da questi dati si capisce che sia un progetto enorme con molte ricadute sul territorio. La prima ironia che si può rilevare è che uno degli scopi dichiarati della diga sia il controllo delle inondazioni periodiche che il fiume Agno causa durante la stagione dei monsoni e l'arrivo di varie tempeste e tifoni tropicali. Oggi su tutti i media filippini il grande inquisito per l'inondazione delle regioni del Pangasinan è proprio il rilascio nello stesso fiume Agno di 20 milioni di metri cubi di acqua nel giro di 10 ore, con un flusso di quasi 5000 metricubi al secondo. Si sa benissimo che gli argini del fiume possono tenere fino ad un flusso di 4000 metricubi al secondo. Si conoscevano i dati pluviometrici sin dal 4 ottobre mentre il livello d'acqua nella diga raggiunge i 288 metri il 7 ottobre.

Il giorno 8 ottobre vengono aperti tutti e sei gli sfioratori con un rilascio di acqua a 2500 metri cubi al secondo da tutti quando l'elevazione dell'acqua raggiunge 288,55 metri. Il giorno dopo il flusso sale a 5072 con livelli di 289 metri e con uno sfioramento dell'acqua che causa inondazione in una circoscrizione di San Miguel

La domanda che molti si sono posti è perché aspettare e trovarsi in una situazione ingestibile quando sarebbe stato possibile rilasciare l'acqua almeno 60 ore prima a flussi anche più moderati per evitare inondazioni con conseguenti perdita di vite umane e di risorse ?

Un ex ingegnere del progetto ed ora ambientalista, Nicanor Melecio, presidente di una organizzazione non governativa 'Pangasinan Institute for Land and Aquatic Research', fa queste osservazioni sul Inquirer

“Quando si raggiunge il livello di 290 metri sul livello del mare, si è in una situazione molto difficile da controllare. Anche durante le prime 20 ore, si può cominciare a rilasciare l'acqua, lo si può fare fino a 60 ore prima a 500 metricubi al secondo. Così mentre stai rilasciando acqua il livello nella diga che si suppone salirà a 290 si abbasserà. Ma se il livello sale per le piogge continue e il livello raggiunge il valore critico di 290, non c'è altra scelta che lasciarla andare a 1400 metri cubi al secondo. Quindi la domanda è: Bisogna attendere che il livello dell'acqua raggiunga un livello molto critico così da rilasciare l'acqua a 1400 metri-cubi al secondo? Questo è la questione. Come si fa a bilanciare i bisogni del potere con la vita delle persone ?”

L'accusa è chiara: si è atteso che l'acqua raggiungesse il valore critico per sfruttarla totalmente per produrre energia elettrica, senza preoccuparsi che sarebbero potute morire persone o che tante città sarebbero rimaste sotto l'acqua.

“Ci sono due questioni qui. Una è la condotta operativa della Diga di San Roque, mentre l'altra è la politica dei governi locali che ha la precedenza. Una regola operativa molto chiara è che nelle prime 60 ore l'acqua può essere già rilasciata. Quando le piogge pesanti cominciano dopo, le si battono sul tempo ed esse non causeranno un aumento dei livelli fino a 290. Si hanno moltissimi sistemi di misure automatiche e di monitoraggio della pioggia lungo il fiume Agno. Un idrogeologo è anche capace di interpretare tali dati e tradurli in termini operativi. Ci dovrebbe essere un personale di gestione della diga. Sanno quello che stanno facendo?”

Quindi di fronte all'enorme massa d'acqua che cadeva dai cieli, un attento sforzo di monitoraggio avrebbe certamente attutito di molto l'impatto del tifone sulla diga e sulle comunità locali.

Ma c'è un altro aspetto che va considerato.

Il vice presidente del SRMP, Valdez, in un'intervista prima della catastrofe rassicurava i cittadini di Dagupan, in seguito allagata, sulla possibilità di un evento catastrofico come il crollo della diga stessa affermando che solo un terremoto del 9,5 gradi potrebbe far crollare la diga oppure un attentato terroristico alla base della diga stessa. Ma in ogni caso c'era un progetto di azione di emergenza che coinvolgeva tante agenzie locali e nazionali.

Un fatto certo, però, è che pochi abbiano sentito nelle 7 ore prima le sirene e gli avvertimenti sull'imminente inondazione, lasciando tutto e tutti sott'acqua.

Ma c'è anche un'altra paura. E riguarda la sismicità della zona e quello che viene definito come il rischio di sismicità indotta. Infatti la diga è vicino ad una faglia molto nota che ha sempre causato forti terremoti come quello del 1990

Un lavoro di un italo americano, Tiziano Grifoni, pone alcuni dubbi incredibili. Qui traduciamo l'introduzione solo l'introduzione del suo lavoro che è pienamente consultabile a questo indirizzo.

“1. Dai documenti attuali (5 agosto 99) non c'è alcuna indicazione che sia stato condotto uno studio specifico per determinare i movimenti del suolo per il progetto. Né sembrano siano stati fatte analisi di rischio sismico, il che significa che non sono state identificate tutte le potenziali fonti di attività sismica. Il valore di 0,35g di accelerazione del suolo raccomandato per il disegno dinamico della diga sembra sia stato preso direttamente da studi condotti per la centrale a carbone di Sual in Pangasinan. Uno studio specifico di rischio sismico potrebbe condurre a valore più grandi di 0,35. Di conseguenza è opinabile che la diga sia stata progettata per resistere al terremoto più forte possibile.

2. Un terremoto più forte di quello previsto per la diga potrebbe: indurre la formazione di onde particolari che erodono i limiti delle riserve d'acqua, creare frane su pendenze instabili e danneggiare la pendenza a monte della diga; potrebbe ridurre la resistenza di taglio dei suoli con conseguenti liquefazioni e frane; causare frane grandi che cadendo nelle riserve procurerebbero onde che salterebbero la diga; causare anche la rottura della diga.

3. Il terremoto del 1990 potrebbe aver indebolito la formazione delle rocce al sito della diga, rotture che potrebbero condurre a frane.

4. Sembra che non sia stato valutata la possibilità di sismicità indotta che è molto importante a causa degli alti carichi indotti da riserve alte 200 metri.

5. Uno dei benefici del progetto è il controllo delle inondazioni. Comunque, siccome la diga sarà sempre riempita al massimo per produrre elettricità e per scopi irrigui, è possibile che ci sarà un immagazzinamento insufficiente di acque derivanti da eventi atmosferici molto forti e di acque di inondazione. Per accumulare acque di allagamento, grossi volumi di acqua devono essere mandati via dalla riserva molto prima del previsto allagamento. Non sembra che siano stati presi in adeguata considerazione le conseguenze del rilascio di grandi volumi di acqua per un milione e mezzo di persone che vivono a valle della diga. Non sembra esserci un sistema adeguato di previsione delle inondazioni, un sistema di avvisi delle inondazioni, per un piano di controllo dello sfioramento o di evacuazione e preparazione delle comunità.”

Non ci vuole molto a vedere in queste annotazioni iniziali del Grifoni alcune cose che sono già accadute con il tifone Pepeng. Cosa succederebbe se ad esso si aggiungesse un terremoto?

Altre notizie e riflessioni nei prossimi giorni

Un ex ingegnere del progetto ed ora ambientalista, Nicanor Melecio, presidente di una organizzazione non governativa 'Pangasinan Institute for Land and Aquatic Research', fa queste osservazioni sul Inquirer

“Quando si raggiunge il livello di 290 metri sul livello del mare, si è in una situazione molto difficile da controllare. Anche durante le prime 20 ore, si può cominciare a rilasciare l'acqua, lo si può fare fino a 60 ore prima a 500 metricubi al secondo. Così mentre stai rilasciando acqua il livello nella diga che si suppone salirà a 290 si abbasserà. Ma se il livello sale per le piogge continue e il livello raggiunge il valore critico di 290, non c'è altra scelta che lasciarla andare a 1400 metri cubi al secondo. Quindi la domanda è: Bisogna attendere che il livello dell'acqua raggiunga un livello molto critico così da rilasciare l'acqua a 1400 metri-cubi al secondo? Questo è la questione. Come si fa a bilanciare i bisogni del potere con la vita delle persone ?”

L'accusa è chiara: si è atteso che l'acqua raggiungesse il valore critico per sfruttarla totalmente per produrre energia elettrica, senza preoccuparsi che sarebbero potute morire persone o che tante città sarebbero rimaste sotto l'acqua.

Ci sono due questioni qui. Una è la condotta operativa della Diga di San Roque, mentre l'altra è la politica dei governi locali che ha la precedenza. Una regola operativa molto chiara è che nelle prime 60 ore l'acqua può essere già rilasciata. Quando le piogge pesanti cominciano dopo, le si battono sul tempo ed esse non causeranno un aumento dei livelli fino a 290. Si hanno moltissimi sistemi di misure automatiche e di monitoraggio della pioggia lungo il fiume Agno. Un idrogeologo è anche capace di interpretare tali dati e tradurli in termini operativi. Ci dovrebbe essere un personale di gestione della diga. Sanno quello che stanno facendo?”

Quindi di fronte all'enorme massa d'acqua che cadeva dai cieli, un attento sforzo di monitoraggio avrebbe certamente attutito di molto l'impatto del tifone sulla diga e sulle comunità locali.

Ma c'è un altro aspetto che va considerato.

Il vice presidente del SRMP, Valdez, in un'intervista prima della catastrofe rassicurava i cittadini di Dagupan, in seguito allagata, sulla possibilità di un evento catastrofico come il crollo della diga stessa affermando che solo un terremoto del 9,5 gradi potrebbe far crollare la diga oppure un attentato terroristico alla base della diga stessa. Ma in ogni caso c'era un progetto di azione di emergenza che coinvolgeva tante agenzie locali e nazionali.

Un fatto certo, però, è che pochi abbiano sentito nelle 7 ore prima le sirene e gli avvertimenti sull'imminente inondazione, lasciando tutto e tutti sott'acqua.

Ma c'è anche un'altra paura. E riguarda la sismicità della zona e quello che viene definito come il rischio di sismicità indotta. Infatti la diga è vicino ad una faglia molto nota che ha sempre causato forti terremoti come quello del 1990

amministratore Domenica 18 Ottobre 2009 at 5:14 pm | | Novità, Notizie dai giornali, Storia, geografia, Sociale

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